Articolo pubblicato presso il sito: https://www.giornaledellavela.com/2024/07/13/naufragio-acrobatica/

Il naufragio di Acrobatica, il Class 40 di Alberto Riva, è stato causato dalla collisione con il tanker liberiano “Silver Ray”, il quale successivamente ha recuperato i tre naufraghi. Si apprende questo da una nota stampa e social diffusa dallo stesso Alberto Riva, che in questo momento, con Tommaso Stella e Jean Marre, si trova alle Azzorre, presso l’isola di Flores, dove la stessa petroliera li ha sbarcati dopo l’incidente. La nota ufficiale del team specifica che Acrobatica: “per cause ancora da chiarire, è stata coinvolta in una collisione con il tanker liberiano “Silver Ray”
I tre stanno bene, non hanno riportato danni fisici, il che è già di per se una gran fortuna per le condizioni in cui è avvenuta la collisione, raccontate dallo stesso Alberto Riva:
“Le condizioni meteo erano molto dure, c’erano raffiche da 35 nodi di vento, con onde alte e frangenti che spazzavano il ponte. La barca andava molto veloce e le condizioni a bordo, come avrete visto dai video, erano complicate a causa dei continui scossoni. Improvvisamente c’è stato un urto e nel giro di meno di minuti ‘Acrobatica” era completamente allagata. Siamo stati molto fortunati, nessuno è rimasto ferito in modo grave, ma per noi, non era più sicuro rimanere a bordo. Abbiamo attivato l’EPIRB, abbiamo lanciato un Mayday e siamo stati soccorsi dal tanker ‘Silver Ray’. Dopo di ché, grazie alla richiesta dell’MRCC [Maritime Rescue Coordination Center ovvero l’organizzazione di competenza del sistema Search & Rescue, ndr] siamo stati sbarcati alle Azzorre, dove ci troviamo in questo momento”.
Naufragio di Acrobatica, cosa è successo?
Come può essere avvenuta la collisione di Acrobatica durante la Quebec – Saint malo? Alla base appare l’eventualità di un errore umano, da parte dell’equipaggio del Class 40 o di quello del tanker Silver Ray. In alternativa si potrebbe pensare a un malfunzionamento degli strumenti, Radar e AIS, di una delle due unità. Ragionevole pensare che il monitoraggio visivo, nelle condizioni meteo dure del momento, non consentisse di scorgere ostacoli sull’acqua. Le petroliere a pieno carico navigano piuttosto basse, e il Class 40 rimane una barca comunque di piccole dimensioni, non scontata da individuare se le onde superano i 3-4 metri di altezza. Con il pozzetto quasi interamente al coperto, la visuale verso l’esterno da un Class 40 è abbastanza ridotta, gli skipper si affidano quindi molto agli strumenti.
Lo scenario realistico quindi è quello di un possibile errore umano o un possibile malfunzionamento degli strumenti, ma le due eventualità potrebbero anche essere occorse insieme: un tardivo rilevamento dell’incrocio per ragioni tecniche, e un conseguente errore di manovra, o impossibilità di eseguirla nello spazio rimasto, di una delle due unità. Da Acrobatica al momento resta il riserbo sulla dinamica della collisione.
Proviamo un grande dispiacere nel vedere ancora una volta Alberto Riva colto da circostanze poco fortunate, che lo mettono fuori gioco, momentaneamente, in una fase in cui si era perfettamente ripreso dal brutto infortunio della Transat Jacques Vabre e aveva iniziato a ottenere risultati importanti con la sua Acrobatica. Il Musa 40 aveva infatti fatto segnare il record delle 24 ore, e Riva stava dimostrando di potersela giocare alla pari con i migliori di una classe ultra competitiva.
Tra i momenti difficili dei mesi scorsi per Riva c’era stata anche la scomparsa di Riccardo Iovino, il fondatore di Edilizia Acrobatica, colui che come sponsor aveva fatto partire il progetto sportivo in Class 40. Un abbraccio quindi ad Alberto e al suo team, con l’augurio di rivederli presto in acqua dopo avere superato quest’altra tempesta.
Mauro Giuffrè